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Booktrailers Online Awards 2012

novembre 13th, 2011

“Booktrailers Online Awards” è una scommessa.

Una scommessa sugli autori, sulle loro capacità, sulle loro idee. Una scommessa sui lettori, le loro passioni, i loro modi di vedere l’editoria attuale.

Il concorso è promosso e organizzato dallo staff di “Booktrailers” e “futuroScrittura“, siti di promozione letteraria, entrambi attenti agli autori esordienti e alla loro pubblicizzazione nel vasto mondo di internet e non solo.

Attraverso un ambiente virtuale, “Booktrailers Online Awards” vuole essere il luogo di confronto tra autori e lettori, di conoscenza reciproca, di lancio di nuove realtà letterarie, il tutto legato da un filo conduttore: l’immagine, lo spot, il booktrailer.

Chiunque avesse scritto un libro e avesse deciso di promuoverlo attraverso un trailer può partecipare gratuitamente all’iniziativa, registrandosi al sito e pubblicando il proprio video accompagnato dalla trama, una nota biografia ed eventuali curiosità sull’opera. (Per maggiori dettagli su come partecipare al concorso vai alla pagina Partecipa).

In questo modo, si aprirà un ulteriore sipario sulla promozione dei libri e sulla scoperta di nuove proposte e talenti inediti.

La cerimonia di premiazione dei vincitori dei Booktrailers Online Awards sarà trasmessa su Booktrailers TV, la webtv ufficiale del concorso,  in diretta web Domenica 12 febbraio 2012.

I premi assegnati dalla giuria saranno i seguenti:

  • Miglior booktrailer
  • Miglior originalità
  • Miglior scenografia
  • Miglior colonna sonora abbinata
  • Miglior montaggio 
  • Migliore critica del pubblico

Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile. Essa potrà assegnare a sua discrezione anche eventuali premi speciali.

www.btonlineawards.altervista.org

E Santoro ritorna. Senza Rete…

settembre 7th, 2011

E’ tra le notizie più belle di questa stagione: Michele Santoro tornerà, o meglio, continuerà a fare televisione.

Lo farà in un modo completamente nuovo e originale.

Domenica 11 settembre, in Versilia, nel bel mezzo della festa de Il Fatto quotidiano, il conduttore presenterà il suo progetto multimediale  che s’intitolerà Senza rete”, che sarà visibile sia sul web, sia sul digitale terrestre su un circuito di tv locali (ancora incerto se Sky sarà disponibile a metterlo in onda).

La formula e i contenuti dovrebbero restare molto simili a quelli di programmi quali ‘Raiperunanotte’, ’Tutti in Piedi’ e ‘Annozero’: non mancheranno Travaglio, Vauro, Bianchi e Bertazzoni e non cambierà neanche il giorno scelto per la programmazione, il giovedì. Tutto come prima delle vacanze, dunque. Cambia solo il canale che ospiterà il programma: in mancanza di altro, Santoro se l’è ‘creato’.

Sarà sicuramente un’avventura interessante e innovativa, destinata a farci cambiare idea sul modo a cui pensiamo alla televisione convenzionale…

Booktrailers TV, una webtv per la promozione letteraria e non solo…

luglio 5th, 2011

Ebbene sì, ho aperto una web tv.

Grazie a www.livestream.com chiunque può farlo in pochi, semplici passi.

Da più di un anno ormai gestisco un blog sulla piattaforma “Il Cannocchiale” per aiutare gli autori esordienti come me a promuovere i propri libri attraverso dei booktrailers. Il blog si chiama appunto “Booktrailers”, visitabile al link http://booktrailers.ilcannocchiale.it.

Grazie a una buona indicizzazione sui principali motori di ricerca e alla pagina omonima su facebook, sempre più autori accedono a questo servizio gratuito di pubblicità, ovvero mi chiedono di pubblicare sul blog i loro trailers corredati da alcuni dati sui libri come titolo, editore, isbn, ecc.

La nuova webtv si ricollega al blog e si chiama “Booktrailers TV”. Un’impresa mica da poco, quella di gestire e promuovere un canale televisivo, soprattutto se legato ad argomenti, diciamo, di “nicchia”, non generali. Booktrailers TV si prefigge come scopo primario la promozione degli autori e degli scritti inediti con la messa in onda dei loro trailers pubblicitari. In poche parole, al posto della normale pubblicità, abbiamo booktrailers vari.

Ma una tv non può funzionare solo con la pubblicità: servono dei contenuti aggiuntivi, dei programmi… Un esempio potrebbe essere un notiziario di eventi letterari, oppure un programma di commento sui libri, oppure ancora una trasmissione di intervista agli autori.

Tutto questo è possibile se ci lavorassero dietro più persone. Grazie a internet credo che si possa trovare, a distanza, un modo per creare una redazione, uno staff completo di gestione. Per chi fosse interessato al progetto, mi scriva a mail@damianooberoffer.com

Intanto, vi lascio alla visione del canale! www.livestream.com/booktrailerstv

 

Riflessioni sul bene e il male

maggio 19th, 2011

Introduzione

Ho un ricordo limpido di quel giorno: frequentavo la seconda superiore e mi stavo recando a scuola in treno. Come al solito ero seduto di fianco al mio compagno di classe, un bravo ragazzo, molto sensibile e particolare. Come quasi tutti gli adolescenti di quell’età, eravamo dei sognatori. Parlavamo di vari argomenti, ma quello che mi è rimasto più impresso era il suo ragionamento sul bene e il male. A parer suo il mondo era composto per il venti per cento dal primo e per l’ottanta per cento dal secondo. Sicuramente la sua era una visione molto pessimistica della realtà, anche se lasciava spazio a un pizzico di sano ottimismo, perché, riprendendo le sue parole, “il bene vale più del male”. Ben presto, quell’analisi è diventata anche la mia.

Di certo questo testo non afferma nulla di nuovo: si prefigge il semplice scopo di riportare all’attenzione argomenti che spesso si danno per scontati, ma che in realtà rappresentano le fondamenta della società umana e del mondo che la circonda.

Spero che questa mia riflessione stimoli lo sviluppo di altre riflessioni, perché senza di loro il male prenderebbe sempre di più il sopravvento.

Riflettere comporta un considerevole dispendio di energie, ma è un bene.

 

Progresso e regresso

In una società industrializzata e complessa come la nostra, basata più su valori economici che sociali e politici, credo sia molto difficile capire dove finisce il bene e dove inizia il male.

Il tanto auspicato e amato progresso, che si è fatto strada con il boom economico (parlo dell’Italia, ma questo esempio potrebbe riguardare anche altri Paesi del cosiddetto primo mondo), ci ha portati proprio in quella direzione, ovvero a una civiltà che dimentica la missione per cui è stata spinta in avanti, facendo del denaro un valore sociale e non solo un mezzo di pagamento. Il progresso fulmineo e controllato soltanto per metà, porta a dare un peso superiore a certe cose, piuttosto che ad altre, assegnando di conseguenza un valore maggiore alle cose superflue, portando a una lenta ma continua distorsione dell’etica, della morale e della coscienza dei singoli individui. Possiamo affermare con tutta onestà intellettuale che può esistere la paradossale situazione in cui il progresso crea il regresso della società, prettamente di natura umana e non industriale, se non si riesce a tener conto di tutte le sfaccettature della civiltà contemporanea: istruzione, economia, religione, ecc. Se non vi è equilibrio tra queste e se soltanto una prevale sulle altre, l’avanzamento può prendere una direzione sbagliata. La politica e la giustizia hanno il compito di trainare, gestire e controllare tutti gli altri campi, pertanto sono le prime a dover essere sottoposte al progresso. Ma se la politica prevarica sugli altri, nasce la dittatura; se è l’economia a farlo, nascono profonde differenze sociali (tra ricchi e poveri, ad esempio); se è l’istruzione, potrebbe rendere incontrollabile e confuso lo sviluppo. Con questo, chiaramente, non intendo dire che il progresso vada smorzato. Troppa religione potrebbe far prevalere l’astratto sul concreto. Infine, troppa giustizia potrebbe paralizzare la società, così come troppo poca lascerebbe una illimitata e pericolosa libertà.

Esaminando queste argomentazioni, ci si rende conto che l’eccesso nelle cose spesso e sovente può essere un male. Anche il bene, condotto alle sue estreme conseguenze, può rivelarsi come qualcosa di sbagliato. Lo stesso Francesco Petrarca ribadiva questo concetto nelle sue poesie, vedendo il suo amore come una pena (“Tal m’ha in pregion, che non m’apre sera”). Vi chiederete, come può stare in piedi un ragionamento simile? Se teniamo conto della nostra cultura ed educazione, un’affermazione del genere non ha fondamento, poiché non possiamo che vedere come positivo un eccesso di bene. Ma se noi rovesciassimo la medaglia, non potremmo fare a meno di notare, osservando la realtà che ci circonda, che esistono persone che hanno una concezione diversa dalla nostra. Un assassino seriale ritiene che uccidere i suoi simili sia giusto, ma per uno Stato di diritto come il nostro ciò può comportare un ergastolo; mentre nel mondo animale, per un leone, uccidere una gazzella è banalmente normale. La differenza fondamentale sta nel fatto che l’assassino lo fa per piacere; il leone, invece, per necessità. Ecco allora che il bene e il male si scontrano con la vita reale, poiché sono interscambiabili a seconda delle circostanze che si vengono a creare.

 

Il bene e il male

A questo punto non possiamo fare altro che chiederci il significato di bene e male.

Il bene è generalmente riconosciuto come sinonimo di positività. Fare del bene implica il portare giovamento e benessere a se stessi, in primis, e agli altri, in seguito. Come da dizionario, bene è tutto ciò che è buono, giusto e onesto; nella visione cristiana, Dio è il sommo bene.

La risoluzione di un problema, amare sinceramente una persona o la propria famiglia, essere onesti, leali, ricchi di virtù, per noi è un bene. Il fare l’elemosina, però, meriterebbe un discorso a parte: secondo me, mai nessun altro vocabolo può essere ritenuto così vicino all’ipocrisia; ci sono persone che promuovono questo gesto come il sinonimo perfetto dell’aiutare un bisognoso, ma questa elemosina, a volte, potrebbe trasformarsi in qualcosa di contrario a quello che dovrebbe essere in realtà. Difatti, esistono popolazioni che aspettano soltanto l’arrivo del turista per racimolare qualche moneta, tralasciando al contempo l’idea di modificare con le proprie mani il loro tenore di vita.

Il male, invece, essendo opposto al bene, esiste solo in virtù del suo contrario. Ciò è stato affermato già da filosofi quali Platone e Aristotele. Ma gli stessi affermavano anche che il bene è soggettivo, poiché dipende dal contesto e dal modo di ragionare e vedere le cose delle persone. Ogni essere umano è diverso dall’altro e, quindi, ha un punto di vista e di pensiero differente, concordando con il relativismo (posizione filosofica che confuta l’esistenza di verità assolute), il quale nega la capacità umana di stabilire criteri di giudizio sul bene e sul male in maniera prettamente oggettiva. Perciò, dare un’indiscutibile definizione di cos’è giusto o sbagliato è da ritenersi, purtroppo o per fortuna, impossibile.

Il problema è che le definizioni “ufficiali” di bene e male ci vengono fornite non da noi stessi, ma da filosofie, religioni e generazioni vissute prima di noi. Ciò che dalla Chiesa viene definito peccato è male, mentre la virtù è bene. Questa è diventata ormai una consuetudine, dettata dalla soggettività: «E’ sempre stato così».

 

La contestazione

È curioso il fenomeno che si innesca con una contestazione della visione tradizionale, che probabilmente da molti viene ignorato.

In una situazione normale, la messa in discussione di qualcosa può essere considerata a tutti gli effetti come una vera e propria contestazione (del bene o del male), che per risolversi, ha bisogno di un terzo fattore, ossia una prova, una legge, un dato, ecc., che dia ragione ad una parte piuttosto che all’altra. Solitamente, questo terzo fattore è ritenuto valido perché i più lo ritengono tale. Analogamente le leggi, già in sede di approvazione, vengono sostenute da una maggioranza.

Detto questo, è doveroso ricordare che la contestazione non sempre proviene da una minoranza, ma può anche derivare proprio da una maggioranza. Si pensi alle grandi rivoluzioni e lotte del passato, la cui principale promotrice e protagonista era la folta popolazione di artigiani e contadini. Queste non devono essere confuse, ad esempio, con quelle Industriali, che dovrebbero essere classificate di più come Evoluzioni. Entrando nell’intricato campo delle etimologie, Rivoluzione è un cambiamento radicale con la negazione completa, o quasi, del vecchio, mentre Evoluzione è un superamento del vecchio, pur tenendolo come base su cui creare il nuovo.

Sia le rivoluzioni che le evoluzioni, possono essere considerate cambiamenti, che si esprimono gradualmente o radicalmente.

La Rivoluzione (o Evoluzione) Industriale, coadiuvata da numerosi studi e scoperte, ha portato alla nostra società del male, se pensiamo all’inquinamento, ma anche e soprattutto del bene, un bene da definirsi convenienza.

 

Il bene come convenienza

L’uomo, fin dall’antichità, ha sempre sfruttato il proprio intelletto per facilitarsi l’esistenza. Uccidere un mammut con le proprie mani era indubbiamente difficile, perciò occorreva un sistema più semplice ed efficace. Detto fatto, lavorando un pezzo di pietra fino a farlo diventare triangolare, realizzò un utensile che serviva per molte cose: tagliare, lavorare, macinare e cacciare; tutto per istinto di sopravvivenza. Col passare degli anni, l’ingegno ha permesso la creazione di opere idrauliche e architettoniche incredibili, come, per esempio, gli acquedotti romani o le piramidi di Giza, nonché la scoperta di nuove terre, attraverso la costruzione di possenti navi, fino ad arrivare alla famosa Prima Rivoluzione Industriale, originatasi in Inghilterra nella seconda metà del 1700, caratterizzata soprattutto dall’introduzione della macchina a vapore di James Watt. Non passò neanche un secolo, che già si giunse alla Seconda Rivoluzione Industriale, con l’avvento dell’elettricità, di nuove scoperte nel campo della chimica e del petrolio. Infine, dal 1970 ha avuto inizio l’era dell’informatica, che da allora continua a mutare profondamente i nostri modi di lavorare, socializzare, spingendoci verso un futuro “schiavo” delle macchine, nel senso buono e cattivo del termine.

Esaminando anche solo queste piccole ma importanti citazioni storiche, quindi, è possibile notare come tutti i progressi umani abbiano avuto come fine ultimo, la semplificazione dei modi di vivere e il risparmio di tempo e di energie personali, delegando in molti casi responsabilità e operatività a un cervello elettronico. Questo dato ha i suoi pro e i suoi contro, chiaramente, perché da un lato ha permesso di portare avanti progetti e produzioni che fino ad allora parevano inimmaginabili (i robot che vengono immersi a profondità mai raggiunte o le sonde inviate nello spazio), facilitando la vita e non solo, dall’altro conduce a un indebolimento delle facoltà intellettive e fisiche della persona. Un esempio significativo e, se ci pensiamo, terrorizzante di come il computer si stia sostituendo al cervello umano, risiede nell’uso della calcolatrice per risolvere delle banali somme, facendo sì che l’intelletto, dopo un certo lasso di tempo, non sia più in grado di lavorare da solo.

Ora giunge però spontaneo un quesito: è più facile fare del bene o del male?

Chiunque potrebbe pensare che sarebbe meglio rubare un diamante costosissimo anziché comprarlo, oppure pagare un cameriere extra in nero piuttosto che in regola.

Si fa prima a copiare ad un esame anziché studiare; ci si impiega molto meno tempo a corrompere un politico per avere precedenze su alcuni appalti, anziché seguire la procedura corretta.

Fare del male, in poche parole, è più semplice e rapido.

 

La posizione del bene e del male

A chi non è mai capitato di desiderare dei cambiamenti in ambito familiare, lavorativo, sociale, religioso o politico, in base alla propria idea di bene o di male?

La società consumistica moderna è sempre alla ricerca di soddisfare i propri piaceri personali e il proprio status, succube di uno sfrenato individualismo, che lei stessa ha contribuito a creare. Certo, esporsi con idee, progetti e parole in prima persona contro ciò che si reputa male è sempre difficile e a volte rischioso.

Proporre un emendamento a un disegno di legge, ad esempio, può essere criticato sia dalla parte avversa che dalla propria, ma se alla base vi è un dialogo costruttivo e una sicurezza di fondo su ciò che si sta trattando, è possibile estrapolare un risultato positivo anche solo per metà.

Il problema che bisogna risolvere alcune volte prima di contrapporre la propria idea, è quello di misurarsi con se stessi: «Visto che la maggioranza la pensa diversamente, la mia opinione di cambiamento è corretta?» Se non si hanno dei punti fermi su cui fare affidamento e un carattere abbastanza forte da sostenere le proprie convinzioni, anche in presenza di numerose resistenze e tentazioni, si rischia di crollare in un abisso di dubbi, i quali potrebbero frenare o confondere la tesi sostenuta.

Se ora immaginassimo di entrare per un momento nella mente della controparte, troveremmo la medesima situazione, ovvero una ferma posizione, con l’unica variante di bloccare il cambiamento proposto.

Come si vince, allora, una battaglia?

Si potrebbe rispondere: quando una fazione prevale sull’altra. Ma in che modo? Semplicemente quando una parte cede.

Sul cedimento, però, il discorso si amplia maggiormente, portandoci a distinguere un cedere volontario da uno involontario. Il primo caso avviene se una delle due parti è debole (la resa di un esercito in guerra, causata da inferiorità numerica, eccessivo dispendio di denaro e vite umane); il secondo avviene perché una parte ha prevalso sull’altra senza aver provocato un’ufficiale bandiera bianca, ma sfruttando altre variabili (in una partita di calcio, l’attaccante riesce a fare goal perché la difesa e il portiere hanno ceduto involontariamente, errando, o perché nello schieramento c’erano delle lacune). Il cedimento è, in parole povere, uno sbaglio che provoca la vincita dell’altro, senza che quest’ultimo sia necessariamente il più forte. Si pensi a Benito Mussolini, salito al potere pur essendo in minoranza nel Paese, non per sua forza, ma perché il re cedette alla Marcia su Roma.

Il famoso scienziato inglese Charles Darwin, nella sua teoria, sosteneva appunto che il debole, in natura, perisce.

Ma il forte è sempre forte?

No, può diventare debole se cede a qualcosa di nuovo o a cui non è preparato.

Pensiamo al tallone d’Achille…

Ogni essere umano ha una missione, sono in molti a sostenerlo.

Ovviamente l’uomo, animale munito di intelletto per definizione, potrà e dovrà avere più tipi di missioni di qualsiasi altro animale, a causa proprio del suo essere intelligente. C’è chi è indifferente e cerca di migliorare solo la propria esistenza; chi segue o ricopia gli altri; chi si adatta a ogni situazione; chi pensa, progetta, fa.

Tornando all’affermazione sopracitata di uomo, questi è alla continua ricerca di un’esauriente definizione di bene e male: anche la storia ce lo insegna.

Tutto ciò implica, come già detto in precedenza, una contestazione, sia in lato positivo che negativo. Il migliorare lo stato delle cose è senza ombra di dubbio il modo più sensato di fare del bene, senza incappare in conseguenze errate. Tanto per fare un esempio, quando è stata inventata l’automobile, si pensava più al suo utilizzo come rapido mezzo di trasporto, che alle conseguenze ambientali che poteva provocare, come il dispendio di energia per la sua produzione o lo sfruttamento di materie prime per il suo funzionamento. Ora, pare che si stia tentando di rimediare al danno dell’inquinamento con l’uso di carburanti alternativi e materiali di riciclo. Classica dimostrazione, questa, del riposizionamento nel tempo del bene e del male nella scala sociale, come pure la faccenda degli omosessuali, vista più negativamente in passato rispetto al giorno d’oggi, tanto da diventare un pretesto per maltrattamenti e genocidi.

I più grandi mutamenti nella storia dell’umanità da sempre sono quelli graduali, ma con idee di base radicali.

Nel caso citato, è chiaro che il cambiamento è avvenuto in modo graduale. Ma un cambiamento radicale esce solitamente con più facilità da una sola persona, prima che da una massa. Si pensi, in questo senso, al cecchino che sparò a Martin Luther King, il 4 aprile 1968. Certo, fu un cambiamento negativo, ma dimostra quanto detto finora.

Ci sono casi nel passato, in cui il bene ha sfidato il male, partendo tuttavia da una netta minoranza (sempre lasciando al lettore la facoltà di decidere quale sia il vero bene e il vero male). Normalmente noi, con il termine minoranza, intendiamo un gruppo o comunque una parte di quantità o consistenza inferiore rispetto a quella opposta, con meno possibilità di successo.

Il forte vince sul debole. Ma Gandhi era partito da solo nella sua lotta non violenta contro l’Inghilterra e aveva fatto da solo lo sciopero della fame. Soltanto in seguito, aveva raccolto dei proseliti. Pertanto la vittoria del bene sul male è tutta una questione di tempo, volontà, numeri e idee.

 

Sul piano matematico

Abbiamo visto, in questo breve excursus, che in definitiva il bene è qualcosa di interessante, utile, necessario, ma nel frattempo molto difficile da attuare.

Tornando al ragionamento sulle percentuali del bene e del male stimate dal mio amico, mi è sorta una riflessione: tralasciando il fatto che fare del male è indubbiamente più facile, occorre tenere presente un altro aspetto, a mio avviso, molto più importante, che potrebbe mettere le generazioni future di fronte a parecchi ostacoli nella risoluzione dei problemi che affliggono il mondo.

Poniamo il tutto sul piano matematico: considerando il bene (chiamiamolo X) come una variabile indipendente e il male (Y) come variabile dipendente, possiamo concludere che Y vive grazie ad X e non potrebbe esistere senza di esso. Pertanto, senza il bene non può esistere il male.

Nel mondo sono circa un miliardo le persone che soffrono la carenza di cibo: nutrire queste popolazioni è una cosa bellissima, ma che al contempo può provocare una carenza planetaria di risorse alimentari, con conseguente aumento di disboscamenti, ad esempio, per dar spazio all’agricoltura. Qualcuno ipotizza che bisognerebbe ridurre i consumi del primo mondo e rivedere il nostro modo di mangiare. Da qui si deduce materialmente come il fare qualcosa di giusto sia enormemente pesante e trascini inevitabilmente con sé, purtroppo, anche una percentuale di ingiusto.

Facciamo testamento. O forse no… Come fare propaganda con la morte.

aprile 27th, 2011

Lasciatemi dire due parole in merito a cosa è successo oggi alla Camera dei Deputati durante la seduta dalle 16 alle 18, che ho seguito.

Dapprima la maggioranza, insieme all’UdC, ha voluto invertire l’ordine del giorno, partendo con il seguito della discussione sulla proposta di legge inerente il “testamento biologico”. Come se fosse l’emergenza assoluta del Paese, pur comprendendo che riguarderebbe attualmente migliaia di malati terminali e tutti noi in futuro…

Dopodiché si è assistito alla bocciatura di due pregiudiziali di costituzionalità e a una proposta di sospensiva, tutte sostenute da PD, IdV e FLI. Infine, cosa è successo? La seduta è stata tolta, perchè non si poteva proseguire con la discussione della legge, in assenza di un parere – se non vado errato – di una commissione.

Due ore, pagate dagli italiani, praticamente buttate via. Solo per pura e schifosa propaganda in vista delle amministrative. Beh, se questa è la politica…

La mia intervista sul blog “Due di cuori”

aprile 25th, 2011

Ringrazio Teresa di Gaetano per la sua intervista riguardante la mia attività letteraria.

Potete leggerla al link sottostante.

http://terrysfantasy.blogspot.com/2011/04/due-chiacchere-con-damiano-oberoffer.html

Vita o morte, libera scelta

aprile 22nd, 2011

Oggi voglio portare alla vostra attenzione il pensiero di Arianna Parini, mia amica d’infanzia, relativo a un argomento molto delicato. In un prossimo articolo dirò anch’io come la penso…

Prima o poi tutti ci troviamo a dover affrontare la morte, ma il modo in cui questo avviene è differente per ognuno di noi.

Purtroppo alcune persone vivono gli ultimi istanti della loro esistenza dolorosamente; essi non hanno scelto di essere malati terminali, ma bisogna concedere loro il diritto di scegliere come alleviare la propria sofferenza.

Non tutti sono eroi, non tutti sono in grado di sopportare a lungo questa agonia.

“Ci deve essere una guerra tra chi sceglie in un modo e chi sceglie in un altro? Ma nemmeno per sogno e nemmeno per un solo istante!” dice il giornalista Gianpiero Mughini nell’articolo in cui sostiene l’amore per la vita che provava Welby, nonostante la sua scelta. Sembrerebbe una contraddizione, ma in realtà fu proprio questo suo amore a fargli rifiutare un’esistenza artificiale.

Un altro caso molto contestato è quello di Eluana Englaro “che dopo diciassette anni di coma era ridotta a una pura corteccia”. Queste la parole del padre, il quale, seguendo il desiderio originario della figlia, ha avuto il coraggio di chiedere il distacco dei macchinari, ricevendo anche l’assurda accusa di aver “ucciso” Eluana.

Casi come questi hanno sempre suscitato la forte opposizione della Chiesa cattolica, che condanna queste esecuzioni, ritenendole “ingiustizie sanitarie.”

Ma allora la Chiesa, storicamente in disaccordo con la scienza, sarebbe ora disposta a usufruirne per il mantenimento in vita dei malati come Welby o Eluana e a non sfruttarla, invece, in altre situazioni che, a volte, possono risultare più gravi? Questa incongruenza non è da prendere alla leggera!

L’Olanda si dimostra uno dei Paesi più “rivoluzionari” sull’argomento, poiché dal 28 novembre 2000 ha legalizzato l’eutanasia, anche se alcuni punti della proposta di legge non sono stati accettati, come ad esempio, l’estensione della scelta “ai maggiori di dodici anni, senza il consenso dei genitori”.

C’è da dire che in altri Paesi, come l’America, la legalizzazione ha portato, tuttavia, a casi di cosiddetto suicidio assistito. Significativo è quello di Barbara Houch che “ha guardato il figlio Randy mescolare un liquido velenoso nel cioccolato del budino e lasciato che lui la imboccasse davanti alla famiglia raccolta” come documenta nel suo articolo Gabriele Romagnoli.

A proposito di suicidio, il gesto del famoso regista Mario Monicelli ha acceso addirittura un dibattito alla Camera. Alcuni, come Walter Veltroni, ritengono che il suo atto sia stato coerente e che andrebbe rispettato senza sollevare ulteriori discussioni, mentre Paola Binetti, per esempio, sostiene che questo gesto non sia stato liberatorio, bensì provocato da solitudine e disperazione.

L’eutanasia ha sempre suscitato nella storia grandi opposizioni. Già Aristotele e Platone avevano espresso la loro opinione, sostenendo che il suicidio fosse un’ingiustizia non verso se stessi, ma nei confronti della città poiché “la vita politica dell’uomo rende la vita dell’individuo non solo sua, ma anche della famiglia e della città”.   

La stessa eutanasia, oggi, non deve essere considerata come un rifiuto della vita, ma una scelta “obbligata” dal dolore psicologico e fisico.

Ognuno deve poter scegliere della propria vita e di come concluderla senza essere giudicato e condannato.

Morire con fierezza se non è più possibile vivere con fierezza.

                                   (Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888)

La mia esperienza al Primo Festival del Self Publishing

aprile 15th, 2011

Prima di tutto, voglio scusarmi con voi, lettori, per questa mia imperdonabile assenza dall’aggiornamento del blog. E’ un periodo molto intenso per me, spero mi capiate. Sono pure diventato zio! :-)

Il 9 e 10 aprile ho avuto l’enorme piacere di parlare del mio libro “Il mistero della fede” e di promozione letteraria a Banchette (TO), al Primo Festival del Self Publishing, organizzato dall’Associazione Progetto e Materia, a cui voglio fare pubblicamente i complimenti per la buona riuscita della manifestazione, unica nel panorama nazionale.

Dopo quell’affascinante esperienza, dove ho potuto anche conoscere molte persone gentili, mi è proprio venuta voglia di andare avanti a scrivere il mio secondo romanzo, che è nel cassetto dallo scorso agosto…

Colgo l’occasione per dirvi che il mio libro sarà presente dal 21 aprile al primo maggio anche a “La Fabbrica di Carta”, il Salone del libro del VCO, presso il centro culturale La Fabbrica di Villadossola.

Presto tornerò per parlare di cambiamento, attualità, scrittura e molto altro!

Un saluto

Il battesimo come tradizione

gennaio 9th, 2011

Ciao a tutti e buona domenica.
L’articolo di oggi su “Cambiamento” lo voglio dedicare a un argomento molto delicato e discusso: il battesimo.

Voglio partire dalle parole del Papa pronunciate oggi. Parlando dei bambini, Benedetto XVI ha detto che “essi ottengono in dono un sigillo spirituale indelebile, il ‘carattere’, che segna per sempre la loro appartenenza al Signore e li rende membra vive del suo corpo mistico, che è la Chiesa”.
Quante volte ci si trova a parlare con amici, parenti o conoscenti di “battesimo sì/battesimo no”…

 Per un cristiano paladino della fede battezzarsi è cosa buona e giusta, un dovere, l’inizio di un percorso di crescita personale e spirituale. Per un cattolico, “schiavo” a mio avviso di un circolo vizioso antichissimo, il battesimo deve essere fatto nei primi mesi di vita, per scacciare dai bambini il cosiddetto peccato originale (non sarebbe meglio cancellare quelle migliaia di euro di debito pubblico che pesano sulle loro teste? Ma questo un altro discorso…).
Per un ateo, ovviamente, battezzarsi non serve a niente. Un anticlericale potrebbe persino affermare che il battesimo è solo un’invenzione che serve esclusivamente per attirare, bloccare, vincolare i propri fedeli già da piccolissimi.

Se la religione è una cosa seria, se la fede non è una presa in giro ma qualcosa di importante da coltivare durante la propria esistenza, allora perché – ed è qui la domanda – battezzare i figli a pochi mesi di vita, quando non sanno ancora parlare?

Riguardo al momento in cui sarebbe più opportuno battezzarsi, ho avuto l’onore di avere l’opinione di un prete (sono pochi quelli così) di 70 anni, che mi ha detto che secondo lui una persona deve essere battezzata a sei/otto anni e, cosa più importante, deve essere lei stessa a decidere se farlo.
Io dico che battezzare un figlio appena nato è una presa i giro, nei confronti della religione. Così facendo si risponde semplicemente a una consuetudine, una tradizione consolidata nella società che non giova sicuramente all’aumento del significato di questo sacramento. Anzi, al contrario, gli toglie credibilità.
“Si è sempre fatto” oppure “la mia famiglia vuole così”. Quante volte si dicono queste stupidaggini?!
Non deve essere il padre o la madre, il suocero o la suocera, il cugino o la cugina, il nonno o la nonna, a dire che il nuovo arrivato deve essere battezzato. Dovrà essere lui o lei a decidere che cosa fare della propria vita spirituale, quando avrà tutti i presupposti per capire da solo (o sola) cosa è giusto e cosa è sbagliato. Quando sarà grande.

In molti, cattolici (magari neanche praticanti), escono col dire che la famiglia deve dare un’impronta, poi si vedrà… La stessa cosa è stata ripetuta oggi dal Papa, coinvolgendo anche i padrini in questo compito.
Scusate, mi viene da ridere; solitamente, nell’uso comune, l’unico compito richiesto ai padrini non è quello di fare un bel regalo? E non dite che non è vero!

Imponendo il battesimo, come qualsiasi altra cosa, non si fa altro che porre un paletto alla libertà del singolo. Diceva Rousseau che ognuno di noi nasce libero, puro; poi diventa quello che la società gli impone di essere.

Sono già troppi i paletti. Se continuiamo, nel segno della tradizione e della continuità, a far subire ai nuovi venuti le decisioni di altri, non ne verremo mai a capo.

“La libertà personale è inviolabile.” Art.13 della Costituzione italiana.

E poi, Gesù, che età aveva quando è stato battezzato da Giovanni?

La forza dell’amicizia

gennaio 6th, 2011

Soddisfatto del mio acquisto, vi scrivo questo articolo utilizzando il software di riconoscimento vocale Dragon NaturallySpeaking, versione Home 11. Grazie a questo programma è possibile scrivere i propri documenti, navigare su Internet e gestire il proprio computer semplicemente con l’uso della voce. Qualcosa di semplicemente straordinario.
Il software della Nuance, oltre a rappresentare un alternativo e divertente modo di gestire il proprio pc, permette di scrivere file di testo tre volte più velocemente che con l’uso della tastiera. Insomma, Dragon è a tutti gli effetti un fedele e interessante amico dei “mangiatori di computer”.
Un amico, un grande amico.

Questo secondo articolo su “Cambiamento” lo voglio infatti dedicare all’amicizia.
Lasciatemi spiegare anche il perché: credo che nella mia vita – seppur breve – non ho mai avuto così tanto bisogno come in questo momento di affidarmi a degli amici fidati, veri. Ci sono delle situazioni in cui da soli è difficile portare a casa dei risultati; ci sono situazioni in cui è impossibile raggiungere un obiettivo senza l’aiuto di qualcuno, senza sentire vicino qualcuno che ci assecondi, qualcuno che capisca i nostri interessi, le nostre volontà, i nostri obiettivi.
Ma cos’è l’amicizia?
Un dizionario parla dell’amicizia come di un “legame tra persone basato su affinità di sentimenti, schiettezza e reciproca stima”.

“Ancora oggi non conosco nulla di più prezioso al mondo di una solida e sincera amicizia fra uomini.” Hermann Hesse

L’affermazione di questo scrittore, poeta e pittore tedesco è meravigliosa. L’amicizia come “nulla di più prezioso al mondo”. Nulla di più vero.
A volte mi sono chiesto se è più importante l’amicizia o l’amore. Voi cosa ne pensate? Io credo che l’amore sia una naturale conseguenza dell’amicizia, e quindi che l’amicizia sia forse più importante, perché, in fondo, contiene già una quantità concreta di amore.

Negli ultimi quindici anni, e mi riferisco soprattutto al periodo della scuola, come tutti ho avuto le mie amicizie, i compagni con cui si andava di più d’accordo, eccetera. Ma, alla fine, anche il mio migliore compagno di banco non è mai diventato, come conseguenza, il mio miglior amico. Perché è così: finita la scuola, finiti i contatti.
Nel mondo del lavoro, invece, trovare un amico non è senza dubbio scontato, ma sicuramente più semplice. Da quando ho iniziato a lavorare per l’Istituto Alberghiero “Mellerio Rosmini” di Domodossola, ho conosciuto persone straordinarie, che hanno, tornando sopra, i miei stessi interessi, volontà e obiettivi. Ciò ci ha portati, insieme, a tuffarci in nuove avventure, anche difficili; insieme abbiamo voluto dare il nostro apporto – e lo stiamo ancora dando, e ancora lo daremo – a favore del cambiamento e alla messa in moto di un continuo flusso di “energia” positiva, che mai avrei immaginato potesse esistere nella mia vita fino a qualche anno fa.

L’amicizia, quindi, è volersi bene, è condividere le stesse scelte, è confidarsi e progettare insieme un futuro migliore, per noi e per le generazioni che verranno.

La visione casalinga della democrazia

gennaio 4th, 2011

Si tratta dell’argomento più importante e meno percepito come tale dalla maggior parte degli abitanti del Bel Paese. L’Anniversario dell’Unità d’Italia.

Il 1861 ha segnato, lo sappiamo, uno spartiacque nella nostra storia: dai secoli delle divisioni (Ducati a destra e a sinistra, Regni, Stato Pontificio e chi più ne ha più ne metta) finalmente all’unità nazionale. Il Risorgimento fu, in generale, il periodo durante il quale la nazione italiana, occupante tutta la penisola e le isole di Sardegna, Sicilia e gli arcipelaghi minori, conseguì la propria unificazione.

Dopo centocinquant’anni, il fantasma della messa in discussione dell’Unità è arrivato a  perseguitarci. Il problema, in questo caso, è dell’Italia, poverina, o dei suoi abitanti e della loro cultura?

Per capire se veramente la nostra è una patria compiuta lo vediamo da noi: quanti, sinceramente, non si sono vergognati, almeno una volta, di essere italiani? Italia = pizza, spaghetti, mandolino. Italia = mafia.

“Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani”, Massimo d’Azeglio

Gli italiani, purtroppo, non sono ancora stati fatti. Viviamo sempre di più, tornando indietro, per proteggere solo il nostro orticello, senza guardare più in là. Gli italiani sono ancora preda – e si generalizza ovviemente – del campanilismo, di una cultura “paesana”, di un modo di vedere e vivere concentrato spesso esclusivamente sul proprio pezzetto terra. Non abbiamo la volontà (o la capacità, forse), di sentirci parte di un luogo comune, di un Paese.

Proprio con l’anno dell’Unità si fa avanti un altro spettro, quello del federalismo fiscale.

Non sono mai stato convinto di questa divisione fiscale dell’Italia, che sembra più che altro una visione casalinga della democrazia. “I risultati della mia produzione rimangono a casa mia.” Il federalismo fiscale, tanto voluto dagli amici della Lega Nord, a mio avviso peggiorerà la situazione finanziaria dello Stato e aumenterà (volutamente) il divario tra nord e sud del Paese. Lo vediamo dai dati che circolano in questo periodo: con il passaggio dai trasferimenti statali all’autonomia delle imposte, i comuni perderebbero complessivamente 445 milioni di risorse l’anno da destinare ai servizi.

La gestione casalinga, dunque. Io produco e mangio del mio. Una visione “di sussistenza”. Il contrario della globalizzazione.

Non è dividendo i già divisi che daremo uno slancio a questo Paese.

Purtroppo, oggi è l’economia a mandare avanti il mondo; quindi, se gestisci il denaro gestisci di conseguenza le persone, la politica, la democrazia. Il federalismo fiscale non è solo una divisione finanziaria, ma una divisione della società. Nord/Sud, ricchi/poveri.

Una divisione della società quanto fa bene alla democrazia?

Anche se dovremmo chiederci se l’Italia è davvero una repubblica democratica…

Meglio cambiare

gennaio 1st, 2011

Dopo quasi quattro anni di attività sulla piattaforma “Il Cannocchiale”, con il mio primo blog, ho deciso di rompere con il passato e di buttarmi in una nuova avventura: quella che avete davanti agli occhi.

Se mi chiedete il motivo per cui ho aperto “Cambiamento”, non so rispondervi.

Un po’ perchè stufo dell’appiattimento progressivo del mio vecchio blog, un po’ per la frenetica voglia di mettere in discussione ogni cosa, che mi sta caratterizzando soprattutto nell’ultimo periodo.

Lo so, lo ammetto, gli aggiornamenti del blog su “Il Cannocchiale” non erano molto frequenti, anzi quasi nulli. Provate a fare qualcosa che non vi attira più, che non vi motiva, che non vi entusiasma come ai primi tempi, poi mi direte…

Come in tutte le situazioni, l’economia ci insegna, vi è una fase di lancio, un’altra di ascesa fino al punto massimo, per poi giungere a una discesa graduale. E’ questo il momento di fare una scelta tra continuare con la solita routine, oppure rilanciare.

Io ho deciso di rilanciare con un cambiamento radicale,  il che mi è sempre piaciuto particolarmente.

“Cambiamento” vuole rappresentare un nuovo luogo dedicato all’analisi dell’attualità, all’osservazione dei fatti, anche i più bizzarri, che ci accadono intorno. Il tutto condito da una veste grafica coinvolgente, una newsletter moderna e un occhio sempre puntato sull’innovazione.

Come avrete sicuramente notato, nella fascia laterale del blog ho inserito un aforisma di Jack Welck come monito e portafortuna: “Cambia prima di essere costretto a farlo.”

Grazie e buon anno a tutti!

Damiano Oberoffer


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